Basterebbe che tutte le aziende del mondo adottassero gli stessi standard di gestione dell’impatto già applicati dalle oltre 10.000 B Corp certificate e l’aumento della temperatura media globale potrebbe ridursi di 0,5 °C entro il 2100: una differenza tutt’altro che marginale, che contribuirebbe al raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi e potrebbe evitare fino a 600.000 decessi provocati dalle ondate di calore estremo, oltre a ridurre il rischio di estinzione di numerose specie terrestri e marine.
È la conclusione a cui giunge The Nature of Business, il nuovo studio pubblicato da B Lab, elaborato attraverso il modello di simulazione climatica En-ROADS, che arriva mentre l’Italia e gran parte dell’Europa affrontano un’altra estate caratterizzata da temperature eccezionali ed eventi meteorologici sempre più estremi.
Il rapporto interviene anche in una fase in cui molte imprese stanno riconsiderando le proprie strategie di sostenibilità, complice l’evoluzione del quadro normativo europeo, il timore di accuse di greenwashing e il crescente dibattito sul futuro delle politiche ESG. La ricerca sostiene invece che i risultati più significativi arrivano quando la sostenibilità diventa parte integrante del modello di business e non una somma di iniziative occasionali.

L’analisi individua quattro leve principali attraverso le quali le B Corp contribuiscono alla riduzione delle emissioni climalteranti. L’intervento con il maggiore potenziale riguarda l’efficienza energetica degli edifici, che da sola potrebbe contribuire a una riduzione della temperatura globale pari a 0,3 °C entro fine secolo. Soltanto l’8% delle B Corp non adotta misure di efficientamento energetico nelle proprie strutture, contro il 27% delle aziende tradizionali, rendendo queste imprese circa tre volte più propense a investire in questo ambito.
La seconda area riguarda la prevenzione dei rifiuti, responsabile di un potenziale contributo pari a 0,1 °C. Il 53% delle B Corp ha già raggiunto obiettivi di riduzione dei rifiuti alla fonte, una quota 1,7 volte superiore rispetto alla media delle altre imprese, mentre il 33% ha sviluppato programmi di recupero e riutilizzo di prodotti e componenti usati, con una diffusione pari a 1,5 volte quella osservata nelle aziende non certificate.
Un ulteriore contributo arriva dalla mobilità e dalla logistica sostenibile, con un beneficio stimato di 0,05 °C. Le B Corp utilizzano veicoli a basse emissioni con una frequenza doppia rispetto alle imprese tradizionali, ricorrono a sistemi di spedizione a ridotto impatto ambientale 2,5 volte più spesso e impiegano software di pianificazione logistica per diminuire consumi ed emissioni con una frequenza doppia. Un analogo contributo, pari a 0,05 °C, deriva infine dall’impiego di energie rinnovabili. Oggi il 26% delle B Corp utilizza esclusivamente energia proveniente da fonti rinnovabili, una percentuale 2,1 volte superiore rispetto alle aziende ordinarie.

Lo studio fotografa anche la crescita del movimento B Corp in Italia. Nel 2025 le aziende certificate hanno raggiunto quota 387, grazie all’ingresso di 69 nuove imprese, con una crescita del 7%, in linea con la media europea. Si tratta di una componente ormai rilevante dell’economia nazionale. Le B Corp italiane generano infatti un fatturato complessivo superiore a 23,3 miliardi di euro e occupano circa 41.000 lavoratori.
A livello europeo le B Corp sono 2.741, con un fatturato aggregato di 162 miliardi di euro e oltre 297.000 addetti. Per numero di aziende certificate, l’Italia precede Spagna (298 B Corp), Svizzera (143), Germania (126) e l’intera area dei Paesi nordici (198). Soltanto Francia (644) e Benelux (660) registrano una presenza più numerosa.
Parallelamente cresce anche il livello di rigore richiesto alle imprese certificate. Dopo l’introduzione, nell’aprile 2025, dei nuovi Standard B Lab, un primo gruppo di aziende in Europa e Nord America ha già ottenuto la certificazione secondo i nuovi criteri, tra cui figurano anche le prime due imprese italiane.

Il nuovo sistema di certificazione introduce verifiche indipendenti su sette aree fondamentali, dall’azione climatica ai diritti umani, e prevede obiettivi obbligatori da raggiungere entro tre e cinque anni. Tutte le imprese dovranno pubblicare annualmente i progressi dei propri piani climatici; le aziende di maggiori dimensioni saranno inoltre chiamate a dotarsi di obiettivi climatici scientificamente validati e verificati da soggetti terzi, oltre a promuovere attività di advocacy a sostegno di politiche coerenti con il limite di 1,5 °C fissato dall’Accordo di Parigi.

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