Il Polo Nord è sempre stato più di un punto geografico. Per secoli ha alimentato l’immaginazione di viaggiatori, scienziati e cartografi, da Erodoto fino alle spedizioni leggendarie di Fridtjof Nansen e Robert Peary. Un luogo remoto che si è lasciato raggiungere solo all’inizio del Novecento, quando le esplorazioni artiche hanno iniziato a restituirne i primi segreti.
Erling Kagge, esploratore norvegese che nel 1990 vi arrivò a piedi, dedica a quella frontiera il volume Polo Nord. Storia di un’ossessione, pubblicato in Italia da Einaudi per Stile Libero. Il libro intreccia la cronaca delle grandi spedizioni ai ghiacci con il racconto personale di chi ha vissuto il silenzio, la luce perenne e l’oscurità totale di un ambiente che conserva ancora l’aura del mito.

La critica internazionale ha accolto il lavoro con entusiasmo. Anne Applebaum lo definisce «un libro straordinario che è insieme resoconto di viaggio, storia enciclopedica e thriller psicologico». Per Elif Shafak, invece, è «il libro della vita di uno scrittore-esploratore con una passione che non conosce limiti».

Intervistato da La Stampa, Kagge ha chiarito il senso di quell’esperienza estrema: «Ho capito che mi sbagliavo. L’obiettivo più importante nella vita è il viaggio. Forse sono arrivato tardi a scoprire questa verità. I preparativi di Børge Ousland, Geir Randby e miei per due anni, il freddo, il vento, i congelamenti, i pericoli, l’attacco di un orso polare hanno dato un senso a tutto questo. Raggiungere il Polo Nord, la cima del mondo, era solo il culmine, il premio, per tutto quello che avevamo passato».

La traiettoria biografica di Kagge conferma il tratto ossessivo evocato dal titolo. Nato a Oslo nel 1963, è stato il primo uomo a raggiungere il Polo Nord senza slitte, cani o supporti esterni. Nel 1993 ha firmato un’altra impresa unica: il Polo Sud in solitaria. Un anno più tardi ha conquistato l’Everest, diventando il primo esploratore a toccare i cosiddetti “tre poli” della Terra. Alle spedizioni si aggiungono due traversate a vela dell’Atlantico e il passaggio da Capo Horn verso l’Antartide e le Galapagos.
Tutte queste imprese gli hanno valso notorietà internazionale: dopo il Polo Sud, nel 1993 Time lo scelse come uomo-copertina, definendolo un eroe moderno, capace di spingersi oltre i limiti dell’esplorazione umana.

Col nuovo libro, che segue ai precedenti Il silenzio (2017), Camminare (2018) e Tutto quello che non ho imparato a scuola (2020), sempre pubblicati in Italia da Einaudi, Kagge non propone solo la cronaca di un’avventura. Traccia la mappa di un luogo fragile e in mutamento, dove il sole resta sospeso per sei mesi e scompare per gli altri sei. Un orizzonte che continua a porre la stessa domanda di sempre: cosa succede se si continua a camminare verso Nord?

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