Quali strumenti abbiamo a disposizione per affrontare questioni globali come la crisi climatica, la disuguaglianza o l’erosione della democrazia? L’idea del filosofo Roman Krznaric è che la risposta possa trovarsi nella Storia. Non intesa come elenco di errori da non ripetere, ma come insieme di esperienze da cui recuperare soluzioni già messe alla prova.

La storia per un domani possibile (Edizioni Ambiente) raccoglie dieci casi emblematici del nostro presente – dalla scarsità d’acqua all’iperconsumismo, dai rischi dell’intelligenza artificiale alle disuguaglianze economiche – mettendoli in relazione con episodi storici in cui singole comunità o intere società hanno saputo intervenire in modo efficace.

Foto: © Kate Raworth

Tra gli esempi citati nel volume ci sono la Córdoba islamica del Medioevo come modello di convivenza multiculturale, l’economia rigenerativa del Giappone preindustriale e i tribunali dell’acqua di Valencia, forma antica ma efficiente di gestione dei beni comuni;
E ancora, le politiche redistributive del Kerala (India) e della Finlandia così come le insurrezioni contro la schiavitù nei Caraibi.
Secondo Krznaric, queste esperienze mostrano che le trasformazioni non avvengono solo grazie a tecnologie dirompenti o decisioni calate dall’alto, ma anche attraverso “idee condivise, pratiche collettive, rivoluzioni culturali”. L’autore scrive: “Non sono le tecnologie ad avere sempre cambiato il mondo, ma spesso le idee condivise, le pratiche collettive, le rivoluzioni culturali”.

Il libro si concentra in particolare su quella che Krznaric definisce una “storia dal basso”, in cui le protagoniste sono persone comuni, movimenti sociali e forme di cooperazione. La tesi è che le innovazioni sociali – come l’organizzazione dal basso o l’azione collettiva – siano spesso più decisive di quanto non si creda.
Già autore di Come essere un buon antenato (Premio Demetra 2024 per la letteratura ambientale), Roman Krznaric insiste sull’importanza di un approccio storico di lungo periodo come strumento per interpretare il presente. Lo definisce un «atto politico, culturale e civile».

Nella prefazione al libro, il giornalista ambientale Ferdinando Cotugno e firma del quotidiano Domani scrive: “La storia per un domani possibile diventa la mappa di cui abbiamo bisogno per non schiantarci. Lo fa suggerendoci una visione ottimistica e fertile della storia. Oggi siamo convinti di dover affrontare sfide completamente inedite, per le quali non abbiamo strumenti, come se tutto fosse da inventare da zero. E invece non è così. Siamo già stati qui, abbiamo già affrontato nodi simili a quelli del presente. È vero, su scale completamente diverse, ma ai popoli del passato quelle sfide dovevano sembrare insormontabili come a noi la crisi climatica o il ritorno della xenofobia. E a volte, in passato, abbiamo fatto meglio di come stiamo facendo ora”.

Roman Krznaric è filosofo sociale, membro del Club di Roma e della Long Now Foundation. È Senior Research Fellow presso il Centre for Eudaimonia and Human Flourishing dell’Università di Oxford e fondatore dell’Empathy Museum. The Observer lo ha definito “uno dei più importanti filosofi britannici del nostro tempo”. I suoi libri sono stati tradotti in oltre 25 lingue.

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